La maggior parte dei sistemi che in produzione vengono chiamati “agenti” sono workflow deterministici con una o due chiamate al modello. Non è una scorciatoia: è la scelta che regge.
Ogni grado di libertà che concedi a un sistema è un grado di libertà che poi devi osservare e debuggare. Un workflow fallisce in modi enumerabili: sai dove guardare, sai cosa loggare. Un agente vero - loop aperto, accesso agli strumenti, pianificazione autonoma - fallisce su una distribuzione che vedi solo dopo il deploy, quando non puoi più scegliere i casi di test.
Quindi la domanda non è “workflow o agente” come scelta di potenza. È: quale distribuzione di fallimenti sei disposto a gestire quando il sistema sbaglia mentre dormi.
I pattern - ReAct, planner-executor, gerarchico - non si selezionano per eleganza. Reggono quando ogni passo lascia una traccia leggibile (input, decisione, output) e quando esiste un punto in cui il sistema si ferma da solo. Un loop senza kill-switch e senza log per-passo non è più capace: è solo meno osservabile.
E l’accuratezza non è un numero singolo. Un sistema all’88% che sbaglia sempre nello stesso modo è governabile. Uno all’88% che sbaglia in venti modi diversi no, a parità di media. La colonna che decide la produzione è la distribuzione dei fallimenti, non il valore medio.


