Sei agenti che si parlano non sono sei volte un agente. Sono quindici canali di comunicazione: N per N meno uno, diviso due. Aggiungine uno e i canali diventano ventuno.
La capacità cresce in modo lineare con il numero di agenti. Il coordinamento cresce in modo quadratico. È la stessa curva che ha fatto saltare i progetti software ogni volta che si è risposto a un ritardo aggiungendo persone.
C’è un dettaglio che si misura poco. Ogni hand-off tra agenti è un riassunto, e ogni riassunto è una perdita di informazione. Quattro passaggi in catena e l’output è la fotocopia di una fotocopia: l’accuracy non crolla per un singolo errore grande, si erode in una sequenza di passaggi lossy che nessuna metrica end-to-end intercetta.
Quindi la domanda non è quanti agenti servono. È quale topologia. Il message-passing punto a punto è quadratico per costruzione. Uno spazio di lavoro condiviso – uno stato che ogni agente legge e scrive, dove la verità sta nell’artefatto e non nei messaggi che rimbalzano – riporta il coordinamento su scala lineare. Gli agenti smettono di spedirsi riassunti e iniziano a operare sullo stesso documento.
La metrica da mettere accanto ad accuracy, latenza e costo non è il conteggio degli agenti. È la profondità della catena di hand-off e quanta informazione sopravvive a ogni passaggio.
Aggiungere un agente è banale. Aggiungerlo senza aprire un nuovo canale è il problema di design.


