Il 42% dei progetti di AI agentica verrà cancellato entro il 2027. Il motivo, per chi lo prevede, non è che la tecnologia non regga: sono costi fuori controllo, valore di business poco chiaro, controlli di rischio inadeguati.
Il collo di bottiglia si è spostato. Non è più il modello, è l’organizzazione intorno.
Un agente che fa il lavoro non è un chatbot che assiste. Possiede un compito dall’inizio alla fine: lo esegue, lo verifica contro uno standard, segnala cosa richiede una decisione umana. E qualcosa che possiede un compito va trattato come tratti chi lo fa oggi. Nessuno dà a una persona nuova accesso pieno il primo giorno, senza review, senza un modo per capire se sta lavorando bene, senza contesto su cosa fa l’azienda e quali regole deve rispettare.
Con gli agenti si salta esattamente questo. Si misura la demo, non l’accuratezza sul lavoro vero. Si guarda il costo del singolo task, non come cambia quando quel task gira mille volte. Si delega una decisione senza poter ricostruire cosa ha deciso e perché, che sotto l’EU AI Act non è un dettaglio ma un obbligo.
Quel 42% non è un fallimento dell’AI. È la distanza tra ‘la demo funziona’ e ‘ci costruisco sopra un processo’. Le tre cose che coprono quella distanza — un’accuratezza misurata sul lavoro reale, un tetto di costo e qualità che tiene a prescindere dal modello, la tracciabilità di ogni decisione — non sono problemi tecnici. Sono di chi decide.


